Il diario della vita in Riviera (a cura di Marco Vallarino)

venerdì 17 dicembre 2004

CasacariSMa: vacanze fetish e sadomaso

[Il Secolo XIX 17/12/2004]

Centoventi gradini scavati nel terreno, tra alberi e cespugli, al termine di un lungo sentiero sterrato, che si stacca dalla strada nel pieno di una curva, nel cuore della Valle Argentina. È la strada per CasacariSMa, una vecchia fattoria isolata dal resto del mondo che una coppia di tedeschi ha ristrutturato e messo a disposizione degli amanti del sadomaso e del fetish, per "giocare" in piena libertà.

«A noi piace vivere tranquilli, lontano dal caos e dall'inquinamento delle grandi città» spiega Boris, che insieme a Ilsa vive nell'entroterra ligure da quasi trent'anni. «Ogni tanto però capita di aver voglia di fare qualcosa di diverso. E poi abbiamo tanti amici che amano giocare e travestirsi e si sentono a disagio a andare in vacanza in posti come alberghi o villaggi turistici. Le pareti delle camere sono sottili, i camerieri e i clienti curiosi. Una donna che esce da una stanza in cui alloggiano due uomini crea sempre qualche problema. A CasacariSMa invece è possibile girare travestiti da donna, da barboncino o da marziano senza problemi, dentro come fuori. Il giardino è grande e ci sono trentamila metri quadrati di uliveto intorno alla casa.»

Una piccola radura a destra della scalinata ospita una piscina di acqua piovana di un paio di metri di diametro, mentre a sinistra dell'entrata della casa trova posto un'antica (e pesante) campana proveniente dall'India. «Mi sono spezzato la schiena a portarla da laggiú» racconta Boris, che ha viaggiato in tutto il mondo prima di stabilirsi in Riviera. «Ma ci voleva un modo per annunciare i nuovi visitatori!» Sorride, dà due colpi di batacchio e apre la porta. Ci ritroviamo in un salottino piccolo ma elegante, disseminato di piante e soprammobili provenienti da tutto il mondo. Maschere messicane, tailandesi e un bassorilievo di Ganesh, la divinità indú cui Boris e Ilsa sono devoti. La cosa che colpisce di piú però è la canzone degli Aerosmith che arriva dallo stereo. «Sempre acceso» assicura Boris. «Grazie ai pannelli solari che abbiamo montato possiamo avere tutta l'energia che vogliamo. L'acqua invece la prendiamo da una sorgente qui vicino. Cosí non paghiamo le bollette.»

La casa è arredata con stile, ma non c'è traccia di fruste e catene, neanche nelle camere da letto con il soffitto a volta. «A volte veniamo qua anche per fare delle serate normali» precisa Ilsa. «Invitiamo a cena qualche amico che non è del giro e allora mettiamo via i ferri del mestiere.»

Usciamo in veranda, al cospetto di un enorme ficus, e finalmente, sulla destra, scorgiamo una pesante porta di legno con le sbarre e il chiavistello. «La stanza dei giochi» annuncia Boris. Entriamo e, nella penombra tipica di una cella, ci troviamo in mezzo a una quantità di catene, cinghie, collari, lumini ordinati su vari ripiani e specchi appesi alle pareti. In un angolo noto un armadietto nero. Chiuso. Provo a aprirlo, ma Ilsa me lo impedisce. «Qui ci sono le nostre cose» spiega laconica.

Usciamo, mentre il fotografo si balocca con catene e lumini per fare un foto che renda l'idea, e Boris ci tiene a dirmi che tutto quello che accade là dentro è sano, sicuro e consensuale. «Non posso picchiarti se tu non vuoi. Qui è felice tanto chi lega che chi è legato e si gioca sempre nel massimo rispetto dell'altro. Sarei piú tranquillo a mandare mia moglie a un party sadomaso, piuttosto che a una festa di cacciatori, perché poi, quando loro bevono, diventano capaci di qualunque cosa! In tanti anni che affittiamo questa casa, non c'è mai stato un incidente e tutti sono andati via soddisfatti. Molti tornano regolarmente, in estate e si fermano anche due settimane. Si tratta quasi sempre di gente di una certa cultura e piuttosto ricca, che ama il bizzarro ma conosce le buone maniere. L'età è variabile, dai venti fino ai sessant'anni, come la provenienza. Oltre a molti italiani del nord, abbiamo ospitato svizzeri, austriaci, tedeschi, inglesi. L'anno scorso c'è stata anche una coppia di olandesi in viaggio di nozze.»

Lasciamo la veranda per il retro del giardino ed ecco una angusta gabbia con la tettoia rossa e le sbarre dipinte di verde. «Questa all'inizio non c'era» ricorda Boris. «Poi un amico di Torino mi ha detto che gli sarebbe piaciuto essere chiuso in gabbia e allora, mettendo insieme le reti di alcuni letti, l'ho costruita. A mia moglie fa paura. Sta tentando di farci crescere delle piante attorno per renderla meno spoglia, ma non so a quanto servirà.»

Il sito di CasacariSMa è scritto in due lingue e contiene diverse foto e una dettagliata descrizione della villa. I prezzi sono quasi popolari: 80 euro a notte per una coppia, 120 per due. «Di piú non si può» dichiara Boris. «La casa non è tanto grande e ci sono solo due camere da letto.»

Ma forse qualcuno preferisce dormire nella gabbia.

Marco Vallarino
posta @ marcovallarino.it

Nessun commento: